Benvenuti nel sito ufficiale del Cammino Fogazzaro-Roi (CFR): 80Km di cammino lungo stradine argini e sentieri della provincia di Vicenza fra tesori di arte e natura nei luoghi narrati dal famoso romanziere.

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  • L'inaugurazione del CFR!

    Il Cammino Fogazzaro-Roi è stato inaugurato ufficialmente il 25 e 26 aprile 2015. Ora è possibile richiedere la credenziale e cominciare a percorrerlo.

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  • Il C.F.R. ai nastri di partenza!

    A Montegalda una nostra bacheca segnala l'inizio del Cammino Fogazzaro Roi, una emozionante avventura di oltre 80 km lungo i fiumi della pianura vicentina per poi risalire sino a Tonezza

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  • Villa Gualdo a Montegalda

    Il Cammino Fogazzaro Roi inizia nei pressi di Villa Gualdo, sede municipale del comune di Montegalda.
  • Castello di Montegalda

    Il Castello Grimani Sorlini, sulla sommità di uno dei sette piccoli colli su cui si adagia Montegalda, è il vero simbolo del paese.
  • Campagne del basso vicentino

    Il cammino fogazzariano invoglia ad evadere dalla frenesia quotidiana, a riconquistare in libertà i propri ritmi, a ricontattare le proprie radici immersi nella natura
  • Villa Fogazzaro Roi Colbachini

    All'inizio del CFR, a Montegalda, troviamo la villa che apparteneva al nonno del famoso scrittore; nell'ampio parco si fondono mirabilmente le architetture paesaggistiche dello stile inglese e italiano.

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  • Lungo il Bacchiglione

    Il Cammino Fogazzaro Roi segue, nel suo tratto iniziale, il corso del fiume Bacchiglione, qui fotografato in una delle sue anse fra Montegalda e Longare
  • Villa Capra La Rotonda

    La più conosciuta villa di Andrea Palladio si trova lungo il percorso del CFR, all'ingresso di Vicenza, ben visibile dalla pista ciclopedonale della Riviera Berica

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  • Villa Capra La Rotonda

    La più conosciuta villa di Andrea Palladio si trova lungo il percorso del CFR, all'ingresso di Vicenza, ben visibile dalla pista ciclopedonale della Riviera Berica

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  • Veduta su Monte Berico

    Il Santuario mariano di Monte Berico, ben visibile dalla pista ciclopedonale della Riviera Berica, alle porte di Vicenza.

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  • Villa Valmarana ai Nani

    Per una stradina incassata fra alti muraglioni il CFR conduce a Villa Valmarana ai Nani, in cui si possono ammirare gli splendidi affreschi del Tiepolo

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  • Villa Valmarana ai Nani

    Il nomignolo "Ai Nani" con cui è conosciuta (per differenziarla dalle altre ville della stessa famiglia) è dovuto alle sculture in pietra rappresentanti dei nani, un tempo sparsi nel parco, oggi allineati sul muro di cinta.

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  • Panorama su Vicenza

    Con una breve deviazione si può raggiungere il Santuario di Monte Berico e il vicino Piazzale della Vittoria, balconata panoramica sulla città e sulle montagne vicentine.

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  • Veduta dall'alto della città di Vicenza

    Dal Piazzale della Vittoria si ammira il panorama sulla città di Vicenza: ad emergere la Basilica Palladiana, alcuni torrioni e i campanili delle chiese cittadine.

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  • Portici di Monte Berico

    Suggestivo il passaggio del CFR lungo i portici di Monte Berico che conducono al santuario dedicato alla Madonna di Monte Berico.

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  • Campo Marzo

    Completata la discesa lungo i portici di Monte Berico ci si dirige verso il centro di Vicenza, costeggiando Campo Marzo, uno dei maggiori parchi della città

  • Piazza dei Signori e il centro storico di Vicenza

    Il passaggio del CFR nel centro storico di Vicenza permette di visitare i più interessanti monumenti storici della città e la casa natale di Antonio Fogazzaro. 

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  • Lungo gli argini dei fiumi

    Oltrepassata Vicenza, il CFR prosegue nelle campagne costeggiando gli argini del fiume Bacchiglione e del torrente Timonchio, attraversando la bellissima zona delle Risorgive sita fra Caldogno, Dueville e Villaverla.

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  • Villa da Porto Pedrotti

    A Vivaro di Dueville il CFR passa dinanzi alla palladiana Villa Da Porto, datata 1552. In questa zona sono presenti altre importanti ville storiche.

  • Villa Ghellini

    Transitando per il comune di Villaverla si può ammirare l'opera più importante dell’architetto vicentino Antonio Pizzocaro.

  • il CFR a Marano Vicentino

    Oltrepassata la zona delle risorgive, il CFR raggiunge Marano Vicentino, il primo comune ad aver inaugurato una deviazione che conduce a visitare il paese. Siamo giunti a metà del cammino.

  • Il CFR a Santorso

    Il passaggio del CFR a Santorso, paese dominato dal santuario sito alle pendici del Monte Summano, segna il punto in cui il CFR abbandona la pianura dell'alto vicentino per proseguire ai piedi delle montagne vicentine.

  • Villa Rossi a Santorso

    Merita sicuramente una visita il romantico parco di Villa Rossi, realizzato dall'importante imprenditore industriale nonchè politico Alessandro Rossi di Schio, nella seconda metà del XIX secolo. L'entrata al parco storico è lungo il percorso del CFR.

  • Il CFR a Piovene Rocchette

    E' molto piacevole e suggestivo il passaggio del CFR lungo le strette stradine dell'abitato di Piovene, paese situato, al pari di Santorso, alle pendici del Monte Summano.

  • Lungo la ciclabile Piovene Rocchette - Arsiero

    Uno dei tratti più belli del CFR è quello che percorre l'ex Ferrovia Rocchette-Arsiero, ora trasformata in pista ciclabile (non asfaltata) immersa nel verde, con bellissimi panorami sulla bassa Valle dell'Astico e sulle montagne circostanti. La si segue sino a Velo d'Astico.

  • Lungo il torrente Astico

    Da Velo d'Astico a Barcarola il CFR prosegue costeggiando il fiume Astico, attraversando delle meravigliose piscine naturali nei pressi della località "Ponte della Pria", molto frequentata in estate.

  • Il gran finale

    L'ultima tappa del CFR sale da Barcarola sino ai 1000 metri di Tonezza del Cimone, seguendo la vecchia strada chiusa al traffico, oppure, per i più preparati tecnicamente, un ripido sentiero che permette di tagliare i molti tornanti della strada.

  • Incontri lungo il percorso

    Passando silenziosamente lungo il tratto finale del CFR e i sentieri dei boschi di Tonezza è molto facile avvistare i caprioli intenti a pascolare nei prati... e negli orti.

  • Magica Tonezza

    Con la sua naturale bellezza Tonezza seppe conquistare Antonio Fogazzaro. Ancora oggi questo piccolo e ameno altopiano conserva la sua magia, e il CFR non poteva avere un migliore arrivo. Dal centro del paese si può proseguire lungo il sentiero Fogazzariano tornando per la bellissima valle dei Ciliegi.

  • Il CFR vi aspetta!

    L'Associazione Cammini Veneti ha realizzato, grazie al generoso impegno dei suoi soci volontari, il CFR che ora non aspetta altro di essere percorso! Ci auguriamo che possa essere un'esperienza bellissima per tutti coloro che lo seguiranno. Vi aspettiamo, buon cammino!

Le tappe del Cammino Fogazzaro Roi

Scopri l'intero percorso di oltre 80 Km che dalle campagne di Montegalda nel basso vicentino, lungo argini e percorsi pedonali conduce a Vicenza, e da qui prosegue attraversando le suggestive risorgive e raggiungendo la Valle dell'Astico per poi risalire sino ai 1000 metri di altitudine di Tonezza del Cimone

Scopri l'intero percorso

IL PERCORSO DEL CFR

Tappa 1

Montegalda - Vicenza
(17 Km)

Tappa 2

Vicenza - Marano Vicentino
(26 km)

Tappa 3

Marano Vicentino - Velo d'Astico
(21 Km)

Tappa 4

Velo d'Astico - Tonezza del Cimone
(17 Km)

Il CFR in sintesi

  • Cos’è e dov’è il CFR

    E’ un percorso paesaggistico culturale di circa 80 km fra Montegalda e Tonezza, in provincia di Vicenza. Il dislivello totale è di circa 1000 metri, concentrati per l’80% circa nella tappa fra Velo d’Astico e Tonezza del Cimone. Sono stati sfruttati sentieri, argini di corsi d’acqua, strade bianche, strade asfaltate secondarie. I segnavia sono di metallo marroni e bianchi, adesivi bianco-rossi, di vernice bianco-rossi.
  • Perché il CFR

    Il CFR è stato creato dall’associazione Cammini Veneti con l’obiettivo di valorizzare la campagna vicentina, in particolare i luoghi descritti dallo scrittore Antonio Fogazzaro, e legati anche alla vita di suo pronipote, Giuseppe Roi, uomo di cultura e grande mecenate. Creare percorsi lunghi, ben segnati, di notevole rilievo paesaggistico e culturale nella campagna e nelle colline venete è l’obiettivo di Cammini Veneti: mentre le zone prealpine e alpine sono già ricche di sentieri, le campagne e le colline venete hanno molte potenzialità inespresse. Negli ultimi decenni l’antropizzazione è stata purtroppo selvaggia, ma le ricchezze non mancano.
  • Quando lo si può percorrere

    Sono consigliabili le mezze stagioni, ma può essere affascinante in tutti i periodi dell’anno.
  • Come lo si può percorrere

    A piedi e in mountain-bike; non serve attrezzatura particolare (consigliabili pedule basse e leggere, bastoncini e zaino), ci sono molti punti di appoggio (bar, ristoranti, B&B, agriturismi, alberghi – non ci sono però campeggi).

La Credenziale

 credenziale fronte

La credenziale viene rilasciata dall’Associazione Cammini Veneti alle persone che intendono compiere il percorso lungo i luoghi cantati dallo scrittore vicentino Antonio Fogazzaro e tanto cari al suo pronipote, il marchese Giuseppe Roi.

 

La credenziale può essere richiesta all’associazione Cammini Veneti:
www.camminiveneti.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

oppure al Consorzio Vicenzaè: www.vicenzae.org - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

oppure può essere stampata scaricata e stampata da questo link: pdfcredenzialeCFR.pdf1.28 MB

I sigilli


credenziale retro

Sulla credenziale vanno riportati i timbri (municipi, chiese, locande tipiche ecc.) che attestano il passaggio lungo le quattro tappe che compongono il cammino.
L’attestazione di avvenuto percorso può essere ritirata nei locali convenzionati di Tonezza.

I segnavia e la mappa

I SEGNAVIA

L'intero percorso è segnalato con segnavia:

segnavia metallico
  • di tipo metallico, colore marrone
segnavia metallico deviazione comunale
  • di tipo metallico, colore marrone, per le deviazioni comunali
segnavia adesivo
  • di tipo adesivo, colore biancorosso con scritta CFR
segnavia vernice
  • di vernice, con la scritta CFR, dipinti a mano

LA MAPPA

In questo sito è possibile consultare la mappa del percorso e scaricare le tracce GPS a questa pagina

Informazioni sui trasporti

TRASPORTI PUBBLICI

logo FTVFTV - Servizi di autobus di linea

Collegamenti per tutti i comuni attraversati dal CFR (verificare disponibilità nei giorni feriali)

Sito web: http://www.ftv.vi.it
Pagina con percorsi ed orari: http://www.ftv.vi.it/it/orari-percorsi/orari-del-servizio
Telefono UFFICIO INFORMAZIONI: 0444 223115


logoFSFERROVIE DELLO STATO

Collegamenti da Vicenza per Dueville, Marano Vicentino e Schio (linea Vicenza-Schio)

Sito web: http://www.trenitalia.com


 

 

TRASPORTI PRIVATI

AUTOSTRADE

A4 Milano-Venezia

Per Vicenza: Uscita di Vicenza EST


A31 Valdastico NORD (Vicenza - Piovene Rocchette)

Per Caldogno, Dueville: uscita di Dueville
Per Villaverla, Thiene, Marano Vicentino, Santorso: uscita di Thiene
Per Piovene Rocchette, Cogollo del Cengio, Velo d'Astico, Arsiero, Valdastico, Tonezza: uscita di Piovene Rocchette (fine autostrada)


A31 Valdastico SUD (Vicenza - Badia Polesine)

Per Longare, Montegalda: uscita di Longare-Montegaldella


 

 

SERVIZIO NAVETTA 

N.C.C. Service di Giampaolo Carollo
Dueville (Vicenza)
Telefono: 333 2750869
Sito web: www.nccservice.eu


 

Punti di appoggio

Nota: la seguente lista è da considerarsi parziale e provvisoria: a breve ne pubblicheremo una versione più completa.

MONTEGALDA

Agrirurismo Brunello "Il Palazzone"
indirizzo: Via Roi 51
telefono: tel. 0444 737253 - 0444 735224 - 335 7634817
sito web: http://www.agriturismobrunello.com

Agriturismo Villa Feriani
indirizzo: Via Borgo 16 (Colzè di Montegalda)
telefono: 0444 636039
sito web: http://www.agriturismovillaferiani.it

Agriturismo Fattoria Grimana
indirizzo: Via Zocco 101
telefono: 0444 636638
sito web: http://www.agriturismofattoriagrimana.it

B&B Relais Marta
indirizzo: Via Borgo 107 (Colzè di Montegalda)
telefono: 0444 634238 - 347 4108678
sito web: http://www.relaismarta.it


VICENZA

Agriturismo San Michele
indirizzo: Strada della Pergoletta 118
telefono: 349 7362249
sito web: http://www.agrismichele.it

Ostello della Gioventù
indirizzo: Viale Giuriolo 7
telefono: 0444 540222
sito web: http://www.ostellovicenza.com

Albergo Due Mori
indirizzo: Contrà Do Rode 24
telefono: 0444 321886
sito web: http://www.albergoduemori.it

Albergo San Raffaele
indirizzo: Viale X Giugno 10
telefono: 0444 545767
sito web: http://www.albergosanraffaele.it

B&B Palazzo Regaù
indirizzo: Contrà XX Settembre 35
telefono: 0444 502045 - 348 7813947
sito web: http://www.bbpalazzoregau.it

B&B Portico Rosso
indirizzo: Contrà San Rocco 28
telefono: 0444 323826
sito web: http://www.porticorosso.it


DUEVILLE

Agriturismo Cà del Bosco
indirizzo: Via Bosco 42, Villaverla
telefono: 0445 855702 - 349 2453261
sito web: http://www.agriturismoalloggiocadelbosco.it


MARANO VICENTINO

Agriturismo la Meridiana
indirizzo: Via Cà Bosco 29
telefono: 0445 621398
sito web: http://www.lameridianaagriturismo.it

B&B Villa Irma
indirizzo: Via Vittorio Veneto 57
telefono: 0445 622855 - 349 5605600
sito web: http://www.villa-irma.it

B&B Dai Carbonari
indirizzo: Via Zanella 1
telefono: 346 7571289
sito web: http://www.daicarbonari.it


SANTORSO

Oasi Rossi (apertura stagionale)
indirizzo: Via Salzena
telefono: 0445 540104 
sito web: http://www.oasirossi.it 


PIOVENE ROCCHETTE

Panificio Da Enzo
indirizzo: Via Libertà 74 – (a fianco del municipio)
telefono: 0445 550346
sito web: pagina Facebook


VELO D'ASTICO

Agriturismo Villa Gianfranco
indirizzo: Via Canova 17 (frazione Lago)
telefono: 0445 742180
sito web: http://www.villagianfranco.it
 


VALDASTICO

Albergo Trattoria da Nando
indirizzo: Via Barcarola 37
telefono: 0445 740251
sito web: pagina Facebook
 


TONEZZA DEL CIMONE

Albergo Bar Ristorante Al Ciclamino
indirizzo: Contrà Campana 9
telefono: 0445 749071 - 338 9960187
sito web: http://www.alciclamino.com

Hotel Ristorante Trentino
indirizzo: Contrà Fontana 156
telefono: 0445 749039
sito web: pagina sul portale Tonezza.com

B&B Il Canto del Gallo
indirizzo: Via Villanova e Campo 2
telefono: 348 6161074
sito web: http://www.ilcantodelgallo.it
sito web: http://www.ilcantodelgallotonezza.it

Le tappe del Cammino

Mappa completa del percorso

 

Apri la mappa a schermo intero

Altimetria del percorso

altimetria del percorso

Le 4 tappe a confronto

Tappa

percorso-CFR-tappa-1

  • Partenza
  • Arrivo
  • Comuni attraversati
  • Difficoltà altimetriche

Lunghezza

Tappa 1

percorso-CFR-tappa-1

  • Montegalda
  • Vicenza
  • Montegalda
    Longare
    Vicenza
  • Facile. Quasi interamente pianeggiante.

17 Km

Dettagli

Tappa 2

percorso-CFR-tappa-1

  • Vicenza
  • Marano Vicentino
  • Caldogno
    Dueville
    Villaverla
    Malo
    Marano Vicentino
  • Facile. Totalmente pianeggiante.

26 Km

Dettagli

Tappa 3

percorso-CFR-tappa-1

  • Marano Vicentino
  • Velo d'Astico
  • Marano Vicentino
    Schio
    Santorso
    Piovene Rocchette
    Velo d'Astico
  • Facile. Alcune salite e discese.

21 Km

Dettagli

Tappa 4

percorso-CFR-tappa-1

  • Velo d'Astico
  • Tonezza del Cimone
  • Velo d'Astico
    Arsiero
    Tonezza del Cimone
  • Impegnativa. 700m di dislivello nella parte finale.

17 Km

Dettagli

 

 

 

Tracce GPS per la navigazione e la visualizzazione su Google Earth

DISCLAIMER (esclusione di responsabilità)

Le tracce GPS, le mappe e le descrizioni dei percorsi possono contenere errori dovuti agli strumenti utilizzati, oppure alle modalità di rilievo o tracciatura. Inoltre le condizioni dei percorsi possono cambiare nel tempo anche in modo significativo, a causa della vegetazione, dell’innevamento, del dissesto idrogeologico, di lavori stradali, ecc.
Quindi le tracce GPS, le mappe e i road book devono essere considerate come un’informazione indicativa, esattamente come le informazioni contenute da una qualunque mappa topografica. In particolare le tracce vanno usate con la massima attenzione nei casi di scarsa visibilità e di condizioni atmosferiche avverse. Inoltre è possibile che gli itinerari interessino proprietà private, o tratti potenzialmente pericolosi per la presenza di traffico veicolare o per i rischi di cadute accidentali (ad esempio canali privi di protezioni, tratti esposti in montagna, ecc.).
L'Associazione Cammini Veneti invita chiunque utilizzi le tracce, le mappe e i road book a prestare la massima attenzione nell’utilizzo delle informazioni, e in particolare di non affidarsi agli strumenti GPS in modo acritico. Proseguendo con la navigazione del sito e lo scaricamento delle tracce GPS l'utente esonera espressamente l'Associazione Cammini Veneti da qualsiasi responsabilità.

Ultimo aggiornamento delle tracce GPS: aprile 2015

Verifica sempre di avere l'ultimo aggiornamento delle tracce GPS prima di percorrere il Cammino Fogazzaro Roi.

Percorso completo

Seconda Tappa

Quarta Tappa

I fiumi lungo il Cammino

Ponte Novo sul fiume Bacchiglione - Vicenza

Il corso del fiume Bacchiglione e quello di alcuni dei torrenti che scendono dalle Prealpi a nord della pianura vicentina, accompagnano per lunghi tratti il Cammino Fogazzaro-Roi.

Procedendo lungo il percorso da Montegalda a Vicenza, esso costeggia il Bacchiglione che scorre con corso lento e profondo in un alveo incassato nel piano della campagna. A nord della città di Vicenza il fiume, sempre contenuto da alte arginature, è meno profondo, il suo fondo è spesso ghiaioso e la corrente più vivace. Nei pressi di Dueville il fiume è originato dalla confluenza di numerosi corsi d'acqua di risorgiva alimentati da copiose sorgenti. É qui che esso trae origine con il nome di Bacchiglioncello ed inizia il suo corso che, dopo 119 km, lo porta a sfociare nel mare Adriatico, nei pressi di Chioggia, in un alveo comune con il fiume Brenta.

Nella zona delle risorgive, poco a valle delle sue sorgenti, il Bacchiglione riceve il contributo di alcuni torrenti che hanno origine nelle sovrastanti valli prealpine. Si tratta del Timonchio, il principale di questi affluenti che, proveniente dalle valli tra i monti Summano e Novegno, raccoglie anche le acque del torrente Leogra, la cui omonima valle risale fino alle pendici del monte Pasubio e al Passo di Pian delle Fugazze. In tempi di intense precipitazioni questo torrente porta un importante contributo d'acque.
Il torrente Orolo, che raccoglie le acque dei versanti collinari e montuosi dei Lessini orientali tra Schio e Isola Vicentina, è un altro torrente caratterizzato da piene intense e veloci e confluisce nel Bacchiglione poco a nord della città di Vicenza. Lo stesso avviene per il torrente Igna che scende dal rilievo collinare delle Bregonze, situato nell'alta pianura vicentina allo sbocco della valle del torrente Astico, ai piedi dei contrafforti meridionali dell'Altopiano di Asiago.

 
Zona delle risorgive - Dueville

Mentre l'apporto dei corsi d'acqua di risorgiva garantisce al Bacchiglione una portata costante e relativamente abbondante, quello dei torrenti suoi affluenti, nullo per gran parte dell'anno, nei periodi di precipitazioni abbondanti, provoca l'afflusso di notevoli quantità d'acqua che causano piene elevate, talora distruttive. È ad esempio il caso del recente evento del novembre 2010 di cui, a distanza di parecchi mesi si possono ancora osservare gli effetti, e di altri eventi calamitosi accaduti negli ultimi 130 anni come le piene del settembre 1882, maggio 1905, ottobre 1907, maggio 1926 e novembre 1966.

Il Bacchiglione riceve anche altri affluenti che è possibile osservare nel tratto del percorso tra Montegalda e Vicenza. Nella prima periferia sud della città, all'inizio della Riviera Berica, vi è la confluenza con il Retrone, altro fiume di risorgiva che attraversa la città e ha origine ad ovest di essa, tra Sovizzo e Creazzo, dalla confluenza dei due torrenti, Onte e Valdiezza.
Nei pressi di Longare c'è la confluenza del Bacchiglione con il Tésina, corso d'acqua di risorgiva avente origine nella pianura a monte di Sandrigo, che raccoglie le acque del torrente Làverda proveniente dalle pendici meridionali dell'Altopiano di Asiago tra Lugo Vicentino e Breganze, e soprattutto del torrente Astico, suo principale affluente, che nasce in territorio trentino.

 
Torrente Astico

Il suo bacino imbrifero copre l'area prealpina vicentina tra il monte Pasubio e l'Altopiano di Asiago, comprendendo la val Posina e la val d'Assa che incide profondamente il settore occidentale di quell'Altopiano.
Tra Piovene Rocchette e Pedescala, attraverso Velo d'Astico e Arsiero, il Cammino segue il corso del torrente Astico prima di lasciare la valle per inerpicarsi sul suo versante idrografico destro a raggiungere Tonezza, meta finale del percorso.

A valle di Vicenza, dove il Bacchiglione scorre con alveo ampio e acque profonde, l'abbondante disponibilità d'acqua rese il fiume, fin dal Medioevo, una importante via di comunicazione per il trasporto di merci e persone da e verso i centri portuali della costa e altre città della terraferma come Padova.Inoltre, il fiume ha sempre fornito l'energia per lo sviluppo di numerose attività artigianali e industriali.

La frequente presenza di mulini, sovente galleggianti sull'acqua del fiume, rendeva però spesso complicata la navigazione quindi, soprattutto nei luoghi in cui esistevano impianti importanti, essa era garantita dalla costruzione di chiuse o conche. Queste permettevano ai natanti di superare il dislivello creato artificialmente dallo sbarramento costruito per disporre del salto d'acqua necessario al funzionamento dei mulini.
Anche a Debba fu costruita una di queste conche di navigazione, visibile ancora oggi e comunemente indicata con il nome di "vaso". Essa fu edificata nel 1583, di forma ellissoidale lunga m. 18,15, larga m. 5,02, con un salto di m. 3,05 e permetteva il passaggio di imbarcazioni medio-piccole. Agli inizi del Novecento era ancora in attività e nel 1905 fu elaborato un progetto di un suo ampliamento per rendere possibile la navigazione a natanti di maggiori dimensioni. Il progetto rimase incompiuto anche perché, da quel periodo, il trasporto fluviale incominciò a perdere di importanza. La navigazione lungo il fiume avveniva con imbarcazioni chiamate burchi mediante il traino con l'alzana, un albero situato al centro dell'imbarcazione a cui erano fissate due funi (reste) trainate da animali da tiro come cavalli o buoi sulle rive del corso d'acqua, lungo tracciati chiamati restare.

Una conca di navigazione più grande di quella di Debba fu costruita sul fiume nel 1870 a Perarolo di Colzè. Essa è tuttora conservata e visibile ed è situata lungo il Cammino.

La navigazione fluviale ebbe, nei secoli scorsi, grandissima importanza, soprattutto economica, e fu spesso al centro di contese e dispute tra centri e territori rivieraschi per il controllo e l'uso dei corsi d'acqua. È ad esempio il caso del Bacchiglione che nel 1143, in epoca di guerra tra i Comuni di Vicenza e Padova, fu completamente deviato, con la costruzione di uno sbarramento, nel canale Bisatto.
I Vicentini scavarono o, più probabilmente ampliarono questo canale, per poter far defluire le acque del fiume verso la Riviera ad Este e lasciare senz'acqua e quindi senza forza motrice e possibilità di navigazione la città di Padova. La deviazione dell'acqua del fiume fu ripetutamente usata dai Vicentini come arma in occasione di ricorrenti situazioni di belligeranza tra le due città, e costituì l'occasione di numerosi scontri armati che ebbero luogo presso Longare, presumibilmente poco a valle del paese, nella località dove iniziava il canale Bisatto.

In pianura, lungo il corso del fiume, la frequenza di siepi e alberate fornisce situazioni ambientali adatte alla presenza di numerose specie di animali, tra le quali le più vistose sono quelle di uccelli che trovano qui condizioni adatte alla ricerca di cibo e soprattutto alla riproduzione.
Fra questi vertebrati i più facilmente osservabili in periodo riproduttivo, tra la primavera e l'inizio dell'estate, vi sono la Gallinella d'acqua, il Germano reale, il Martin pescatore, la Tortora selvatica, il Cuculo, la Ballerina bianca, la Ballerina gialla, l'Usignolo, il Merlo, l'Usignolo di fiume, la Capinera, la Cinciallegra, il Fringuello, il Verzellino, il Verdone, il Rigogolo e la Gazza.
Alcune di queste specie sono presenti tutto il tempo dell'anno, altre, specie migratrici, solo in periodo riproduttivo o in inverno. In quest'ultima stagione le siepi e le alberate sono frequentate anche da individui di specie che trascorrono la stagione fredda in questi ambienti come lo Scricciolo, la Passera scopaiola e il Pettirosso.

Rispetto alla campagna circostante, caratterizzata da una certa monotonia ambientale, il fiume, le sue rive e la presenza di ampi tratti golenali privi di costruzioni, garantiscono una ricca diversità biologica e un notevole valore paesaggistico.

Antonio Fogazzaro

La rilettura dei romanzi di Fogazzaro e il camminare aiutano a coltivare la sensibilità per l'ambiente, guidano ad ammirare il paesaggio che racconta se stesso, a scoprirne e riscoprirne le forme, a non essere indifferenti, anzi, a restare stupefatti, e invogliano a vivere un'esperienza rigenerante e di arricchimento culturale. Le suggestioni letterarie e paesaggistiche affinano il nostro sguardo verso la Bellezza.

Antonio Fogazzaro

Antonio Fogazzaro nasce a Vicenza nel 1842 da famiglia benestante, attivamente impegnata nella lotta antiaustriaca. Ha come insegnante il poeta don Giacomo Zanella, insigne letterato vicentino. Si laurea in legge a Torino nel 1864, poi soggiorna a Milano, dove esercita la professione di avvocato. Si sposa nel 1866 con Margherita Valmarana, tre anni dopo torna definitivamente a Vicenza e si dedica all'attività letteraria, è anche membro della Congregazione della Carità, del Consiglio Scolastico Provinciale, ricopre le cariche politiche di consigliere comunale e di senatore, è primo Proboviro della Banca Popolare di Vicenza, è presidente della Società del Quartetto e dell'Accademia Olimpica.

Dopo il poemetto Miranda e la raccolta di versi Valsolda, il primo romanzo, Malombra è del 1881, il successo e la fama arrivano con i romanzi successivi, Daniele Cortis (1885), Il mistero del poeta (1888), Piccolo mondo antico (1896), Piccolo mondo moderno (1901), Il santo (1905), Leila (1910), questi ultimi due condannati all'indice.

Con due immagini dinamiche si può abbozzare il ritratto di Antonio Fogazzaro.
La prima è Cavaliere dello Spirito, come emerge da una corrispondenza intrattenuta con Matilde Serao, per qualificare il Fogazzaro come scrittore che tratta della crisi della famiglia, della necessità di rinnovamento della Chiesa, del rapporto tra fede, scienza, eros e morale.
La seconda, coniata da Giovanni Papini, è palombaro in quel mar di sargassi e di mostri ch'è l'anima umana, poiché Fogazzaro descrive prima di altri i meandri e le ambiguità dell'anima moderna.
A queste si può aggiungere quella di uno scrittore gentiluomo, abituato a vivere in ville patrizie elegantemente arredate, benestante, svincolato da ogni questione di vita pratica, abilissimo nell' osservare le cose e le anime, con una delicata vena di poesia.

 

Io vedo un mondo diverso da quello che vedono i miei confratelli d'arte, diverso dal vero insomma.
Io non vedo i grandi uomini che tutti vedono, e vedo poi delle donne grandi che nessuno conosce. Vedo in tutte le anime qualche riflesso bagliore di una luce ignota, di una idea sovrana.
Né le vendo le lenti, né le spezzo, le tengo, le faccio legare in oro perché mi ricordino il generoso fuoco del mio cuore quando s'illudeva, folle ma felice, di penetrar con esse l'universo, per trarne, secondo una propria idea dell'arte, fantasmi d'anima eterna o vive ombre di esseri, perché mi ricordino qualche spirito fedele e ardente.

Per restare su quanto Fogazzaro diceva di se stesso e della propria esperienza di romanziere:

Io traggo il mio libro, parte da altri libri, parte dal vero delle cose, parte dall'anima mia profonda; perché essa pure è un cielo pieno d'ombre e di astri che sorgono, tramontano e risorgono ancora senza posa e v'hanno abissi in fondo a lei che l'occhio interno non penetra.

Da quanto letto, emergono le fonti dei materiali delle sue opere: i libri di altri autori, il "vero" riferito agli ambienti, alle esperienze di vita vissuta e ai personaggi della vita politica e religiosa del tempo, ma soprattutto all'esplorazione dei sentimenti e del destino umano.
Fogazzaro esplora la sua anima, scossa dalle tensioni tra virtù e passione, ma nutrita dall'evoluzionismo cristiano, dall'impegno politico e dal panteismo spirituale.
Possiamo scoprire altri aspetti della personalità di Fogazzaro attraverso i commenti di un altro scrittore vicentino: Guido Piovene, che, con delicata sensibilità, coglie delle interessanti analogie tra carattere di Fogazzaro e morfologia del territorio quando scrive in un articolo del 1942:

Egli rifuggiva troppo dal definito, dal rigido degli abitati; ed il paesaggio vicentino, tanto sfumato e morbido, tutto evasivo ed impreciso, composto di molti elementi ognuno dei quali impedisce all'altro una definizione totale, convenne a meraviglia al suo temperamento. Un paesaggio composito: dove ai languori veneziani, a certi cieli di pianura beati che sanno già di mare e quasi d'Oriente, si associano, a poca distanza, le punte dolomitiche, le grandi vallate prealpine. Questo piaceva a Fogazzaro, a quel suo animo aspirativo ed incerto, fluttuante tra molte e spesso opposte fantasie, e che cercava per ognuna di esse la compiacente e contemporanea accoglienza dei prati, dei boschi e dei monti. Ma anche la vita di villa, poiché in quella provincia fu elaborata una delle più compiute arti di villeggiare.
Il gusto del picco nudo, tutto roccia, buttato verso l'alto, simile a un grido nel silenzio, ma sorgente dal verde e dalla vita sensuale e fiorita dei boschi e delle praterie, è del resto la nota di paesaggio più costante della sua arte. Si direbbe che a lui piacesse non la montagna raggiunta, ma la montagna veduta dal basso e da lontano, quando è aspirazione, favola, luogo di immaginazione, e quasi ideale di vita religiosa inadempiuta.

Nei diversi romanzi di Fogazzaro il paesaggio non è mai fisso ma assume comportamenti vivi che sottolineano i cangianti sentimenti dei protagonisti, ha le entrate in scena di un "attore", reagisce dispensando "suggerimenti".

Altri frammenti per colorare di toni vibranti il ritratto del romanziere, si riferiscono al Fogazzaro "geografo" e "botanico", e questi aspetti possono essere un modo accattivante per invogliare a leggere i suoi romanzi, perché Fogazzaro non è solo un attento osservatore dell'animo umano ma è anche un amante della terra e della natura.

Dai fianchi giganteschi delle nostre montagne ai lidi poetici dei nostri mari, quante scene incomparabili non ci profuse la natura da collocarvi ogni sorta di fantasie dalle più austere, alle più ridenti! […] ben pochi guardano la nostra natura.

Fogazzaro dunque "geografo" e "botanico" perché esprime l'amore per il paesaggio, per le piante e i fiori, legato alla sua esperienza quotidiana carica di ricordi, lo spazio è quello limitato al suo vissuto, non mero sfondo, ma insieme di luoghi precisamente localizzabili tra Montegalda, Vicenza e la Val d'Astico, da buon geografo misura lo spazio, in modo semplice: con la passeggiata, elemento ricorrente nei romanzi e occasione in cui si manifestano le emozioni dei personaggi, dalla curiosità, alla paura, dall'entusiasmo, fino alla commozione.

Fogazzaro, poi, come geografo scopre, radicato nella terra natia, il "piccolo" mondo in cui la serenità è raggiunta, non con il quieto vivere, ma con i gesti della consuetudine, con sacrificio e dolore. Il piccolo mondo è però anche scosso dall'inquietudine dell'anima e dalla precarietà dei rapporti umani.

L'originalità di Fogazzaro sta nell'interpretazione: il paesaggio, non freddo e impersonale, ma vero e proprio individuo trasfigurato e animato, entra in correlazione con le tormentate vicende dei protagonisti dei romanzi, diventa specchio e interlocutore, invia messaggi e consensi, è un confidente delle verità nascoste nell'animo dei personaggi.
Il Fogazzaro, rievoca in modo affettuoso, si sofferma con uno sguardo fine, ma al tempo stesso carico di tenerezza, sullo spazio in cui la sua anima palpita e soffre, questo stesso spazio dà modo al lettore di partecipare al "piccolo" mondo.
Ma, mentre in questo mondo la città ha toni di mistero e di solitudine, il luogo idoneo per la vita quieta è la campagna, lì si aspira a un'esistenza di pace, lì è il rifugio dall'inquietudine e dall'ansia, lo spazio incantato (adatto, come sosteneva Piovene, all'animo "aspirativo e fluttuante" di Fogazzaro).
Per proseguire nell'itinerario nell'anima di Fogazzaro e conoscere meglio la sua geografia, scopriamo un altro elemento: la natura, animata dagli stessi sentimenti dell'autore che si cela dietro i suoi personaggi, produce suggestioni multiformi attraverso voci, suoni, luci, ombre, e dà vita allo spazio circostante innescando una reazione che lo trasforma in "prolungamento" dello stato d'animo dei personaggi.
Si tratta di voci e suoni, che impattano sulla zona indefinita tra anima e sensi, mossi dalla montagna per la solitudine o il raccoglimento, dal lago per i pensieri gravi o misteriosi, dal fiume per la presenza uditiva spesso rombante, dalla pioggia per il pianto, dal vento per l'inquietudine oppure per la purezza del paesaggio, anche il giardino ben curato, i fiori, casti e puri, o voluttuosi e inebrianti e certi tipi di alberi, aggiungono un clima di intimità e rispecchiano la vita interiore dei personaggi.

Per essere invogliati a leggere i romanzi di Fogazzaro e godere delle suggestioni letterarie e dell'ambientazione in territorio vicentino, è interessante analizzare la corrispondenza tra stati d'animo dei personaggi e paesaggio, proponiamo quindi di seguito delle citazioni tratte da: Daniele Cortis, Piccolo mondo moderno e Leila.


Daniele Cortis

Elena, pallida e accigliata, passeggia sola nel parco di villa Cortis, ovvero villa Velo a Velo d'Astico. L'atmosfera del bosco è sfuggente e sfumata. Le ombre hanno una consistenza fisica, avvolgono i pensieri della donna, la disorientano, da veri attori la spingono verso il messaggio, poema dell'ombra e della vita, che testimonierà un amore sublime e ultraterreno: D'inverno e d'estate, da presso e da lontano, fin ch'io viva e più il là.. L'intreccio dei rami di acacia con quello delle due mani della colonna è simbolo di un desiderio non ancora soddisfatto.

S'avviò al cancello dei giardini e si perdette nelle ombre del bosco. Si perdette nel mistero delle ombre che posano in giro al cancello il loro silenzioso invito, e che si chiudono a pochi passi, dense, sulla via che gira e scompare, sui sentieri che accennano e dileguano. Vi sono là dentro colli e valloni perpetuamente ombrosi, laghi e prati cinti d'ombra, voci di fontane invisibili. Le vette degli alti alberi in giro al cancello annunciano ondulando, mormorando al vento, questo poema dell'ombra e della vita, ne promettono le oscure magnificenze. Ella risaliva il valloncello dove un rivolo gorgoglia fra le ninfee, l'erba affoga il sentiero e, in alto, le acacie dell'uno e dell'altro pendìo confondono nel sole il loro verde, spandono al di sotto un'ombra dorata. Si ascende per di là ad un quieto seno aperto del colle, e quindi, fra gli alberi, al piano erboso dove una colonna di marmo antico, portata dalle terme di Caracalla in quest'altra solitudine reca sulla base due mani di rilievo che si stringono e le seguenti parole: "HYEME ET AESTATE ET PROPE ET PROCUL USQUE DUM VIVAM ET ULTRA." (D'inverno e d'estate, da presso e da lontano, fin ch'io viva e più il là). Elena ricomparve più pallida. Chiuso il cancello dietro a sé vi appoggiò la fronte a guardar ancora una volta le care, care piante, a dir loro: "Vi vedrò io più mai?" Le altre piante non la intendevano, offrivano sempre, ondulando e mormorando al vento, il poema dell'ombra e della vita, la pace, il fantasticar dolce dell'amore.

Per quanto riguarda la presenza uditiva del fiume, troviamo Daniele, di ritorno in calesse a Villascura, ovvero Velo d'Astico. Egli è affaticato, ha pensieri che scorrono veloci come le correnti del fiume.

Si sentiva male: sentiva una tormentosa inquietudine, un fastidio mortale di sé, della politica, dei nemici abietti, degli amici stupidi. Sì, l'Italia! Ma già se non riusciva oggi, sarebbe riuscito domani. Era il suo destino e anche il suo proposito; ma pure, un giorno d'amore! Dimenticar tutto tutto per un giorno solo, disprezzare il mondo ed unirsi, lei, la più bella, egli, il più forte! Fantasmi di felicità intensa gli attraversavano la mente. Dalla strada che, correndo diritta fra i platani sull'orlo di un immenso piano, cavalca di tratto in tratto le limpide acque dell'alpe imminente, gli occhi di Cortis risalivano avidi le correnti. Si vedeva là con Elena. Ora se la sentiva fra le braccia ridente e tremante come quelle acque pure.

Per quanto riguarda la montagna, in questa scena troviamo gli elementi della natura, tra cui le montagne, nel ruolo di testimoni, con la loro presenza, con la loro maestosità, suggellano una promessa solenne:

Tu hai l'anima sua, avrai lei nell'altra vita. Ora, ch'ella parta, e tu, temprato da un valoroso fuoco, va, combatti, soffri ancora, sii nobile strumento, fra gli uomini, di verità e di giustizia." Le stelle, le montagne, i grandi abeti severi gli erano testimoni ch'egli rispondeva: 'Sì, lo sarò'.

Fogazzaro dimostra una passione botanica; basti pensare all'attenzione che dedica ad alcune tipologie di piante caratteristiche dell'ambiente naturale in cui si svolgono i romanzi. E' ricorrente nel Daniele Cortis la presenza degli abeti, alberi familiari nel paesaggio che incornicia le passeggiate dei due protagonisti e al tempo stesso simboli di tristezza e di forza che entrano in correlazione con lo stato d'animo umano.
Gli abeti dominano il paesaggio in cui Cortis si muove con Elena per il loro colloquio a Villa Carrè, ovvero Villa Valmarana Ciscato a Seghe di Velo d'Astico:

Giunsero in silenzio all'aperto dove una stradicciola corre a destra le praterie verso Villascura e casa Cortis, un'altra scende a sinistra nel fragore del Ròvese, in faccia alle nude scogliere imminenti del monte Barco, una terza va diritta a tre grandi abeti che dal ciglio d'un pendio fronteggiano la vallata. Egli tirò avanti diritto, verso gli abeti.

E poco più avanti:

Intanto erano giunti agli abeti che rumoreggiavano in alto, pieni di vento e piovevano grosse gocce.

Invece, il "grande abete triste" simboleggia il destino di Elena, pressata dal ricatto del marito:

Laggiù in fondo al cannocchiale del portico, di là dagli abeti, si vedeva un verde livido, il cielo turchino sulla pianura. Elena uscì senza ombrello, andò fino al vecchio abete dai rami cadenti che ora è scomparso, ha ceduto, dopo secoli, alla tempesta, come per avverar il triste sogno della sua giovane signora cui non vedeva più. Elena posò un momento la mano sul poderoso tronco fedele, tornò indietro.


Piccolo mondo moderno

Piero ha la debolezza morale dell'uomo fogazzariano, ma predestinato alla vocazione, Jeanne è tentatrice, tormentata e scettica. Al lettore resta il dubbio che i suoi atteggiamenti siano sinceri e orientati verso l'elevazione dello spirito, piuttosto che la perversione. L'amore tra i due è una combinazione di attrazione e ripulsa. Val la pena di focalizzare l'attenzione su alcuni elementi della natura che, è proprio il caso di sottolineare, interagiscono col personaggio. Per esempio, il giardino di Villa Fogazzaro Roi Colbachini ("Villa Flores" in Piccolo mondo moderno) a Montegalda è protagonista dell'incontro tra don Giuseppe, padre confessore di Piero Maironi e la suocera di Piero, la marchesa Scremin, "addolorata e stanca", il giardino come luogo ideale per la loro silenziosa comunicazione:

Limpidi ricami di note intorno al mover pacato di una melodia tranquilla, né lieta né triste, avrebbero potenza di esprimere quell'inafferrabile interno che sfugge al poeta nel dire l'andar lento di don Giuseppe e della marchesa per l'erbe tutte vive di vento nell'ombra chiara delle nuvole argentee, fra le macchie tutte bisbigli di frondi, rotti dalle note insistenti e gravi, dalle volate acute degli usignoli. I due non si scambiavano, quasi, parola; e appunto la sola musica potrebbe dire il loro silenzio pieno di senso, le comunicazioni non inconscie delle loro anime, comunicazioni di pietà vicendevole, pensando la marchesa come il vecchio prete, con soave poesia di speranze, avesse preparato ai suoi cari, discesi poi nel sepolcro, tanta bellezza di cose; pensando don Giuseppe quanta bontà fosse nella donna addolorata e stanca che per essergli cortese mostrava interesse al suo giardino; blanditi l'una e l'altro, nel cuore, da un'ultima dolcezza terrena, da un gentile compiacimento della bellezza.

Passando ai fiori: le rose di "Villa Diedo", ovvero Villa Valmarana ai Nani a Vicenza, sotto la luce della luna, sono le vivaci e seducenti interpreti, con il loro movimento avvolgente e scomposto, dei fremiti di passione carnale di Piero, sono protagoniste di un invito alla tentazione del giovane per Jeanne, ammantata dello stesso colore della terrazza: il bianco, simbolo di purezza, che accende il desiderio del proibito.

Jeanne, ritta dietro la balaustrata, chiusa in un mantelletto bianco, rispose al saluto rispettoso di Piero: "Che bravo!" e sorrise. Piero salì sulla terrazza con il cappello in mano, con un sorriso troppo simile al sorriso di lei che gli veniva incontro. Era magnifica, nel chiaro di luna, la terrazza di marmo bianco, protesa dal piano signorile della villa, porgente lo scalone al giardino, sommersa la balaustrata nel furioso assalto del roseto, in una scarmigliata pompa di fogliame denso, di grandi occhi carnei, di lunghe frondi mobili ai fiati vagabondi della notte. Era magnifica con il suo arco di bellezza in giro alle tre fronti, via via dagli umili oscuri piani del settentrione al radiante chiarore del cielo sopra la città illuminata. "Perché non si resta qui?" disse Piero con voce sommessa, come se le parole innocenti potessero tradire a qualche orecchio curioso il suo desiderio di un'ora beata in quel solingo incanto di marmi e di luna, fra le rose inquiete, accennanti un voluttuoso invito.

Di nuovo le rose di "Villa Diedo" (Villa Valmarana ai Nani a Vicenza), voci che danno suggerimenti altalenanti tra passione e tormento:

Appena un sottile orlo di argento del rossastro globo lunare brillava ancora quando i due risalirono sulla terrazza oscura. Si sentivano sì e no nell'aria inquieta e buia gli aliti delle rose come voci di desiderio e di pena. Si vedevan sì e no le frondi porgersi in qua e in là come braccia di ciechi brancolanti. Nel chinarsi per volgere la poltrona verso il ponente ove la luna scendeva, Piero sfiorò con le labbra una spalla di Jeanne.

Quindi Vena di Fonte Alta, nella realtà, Tonezza del Cimone. La nebbia è un'attrice che fa estraniare Jeanne dal mondo terreno, la spinge morbidamente in un mondo di purezza. La nebbia riverbera proprio quel desiderio profondo di vita insieme a Piero ma anche il presentimento sulla loro unione solo spirituale.

Un velo era sceso sullo smeraldo dei prati, le ombre degli alberi si erano sciolte nel chiaror diffuso del sole nascosto, il nebbione fumato su dalle valli, si riversava lento per gli alti grembi di Vena, per le vette delle selve, affiochiva nei pascoli i suoni sparsi dei campani, fasciava le pendici nereggianti di Picco Astòre. A Jeanne pareva che un bianco mantello umido venisse avvolgendo silenziosamente lei e Piero, sul prato soffice, dentro le sue lane flosce, venisse dividendoli pian piano dal mondo delle cure umane, dal passato, dall'avvenire, spirando loro il dolce senso di essere anime d'un altro pianeta. Sentì che giungeva un'ora suprema, che erano in giuoco non tanto la felicità propria e le proprie sorti, che importavano mai?, quanto le sorti, la felicità dell'amato, illuso da funesti sogni. Gli passò timidamente una mano sotto il braccio, mormorò: "Ti dispiace?". E benché il "no" di lui sonasse freddo, gli serrò forte sul braccio la bella persona. 'Caro!' diss'ella.

Dopo il momento topico, torna la nebbia inebriante che poi si dissolve per lasciare posto all'entrata in scena della montagna maestosa, proprio la montagna sembra confermare il presagio di Jeanne sull'impossibilità dell'amore terreno con Piero:

Lentamente lentamente, il viso del giovane si accostò al suo che lentamente lentamente si disponeva, si porgeva grave all'incontro.
Allora le due anime salite sulle labbra si dissero tale una cosa che poi, quando le labbra si disgiunsero, gli occhi non sostennero a guardarsi. Altre volte Jeanne e Piero si erano incontrati senza parole in quel pensiero segreto, ma ostilmente. Ora non fu così. Ora la donna sentiva che vi era un ripugnante modo di trattenere il suo amore per sempre; l'uomo sentiva che vi era un dolce modo d'incatenarsi per sempre e che lei non era più tanto ferma nella sua resistenza.
Ambedue, attratti e respinti, trepidavano.
Intanto si era levato un vento molesto che soffiava loro la nebbia in viso.
Si avviarono verso Rio Freddo, lei camminando avanti, in silenzio, col senso dello sguardo fisso di lui, volgendosi con un sorriso quando lo sentiva tanto forte da soffrirne. Poco a poco la nebbia si aperse, apparve a destra, nero, imminente, il tragico Picco Astòre.

Per ultima, in questa carrellata di immagini, la montagna: Vena di Fonte Alta è in realtà Tonezza del Cimone 5 ore dalla città: 2 di ferrovia e 3 di vettura, 1000 metri sul mare, boschi di abeti, boschi di faggi, solitudine, quiete. Introdotta da Fogazzaro inizialmente con sembianze zoomorfe poi mitigate da un amorevole senso di familiarità con il luogo.

Lo sperone che porta Vena di Fonte Alta si protende dalle radici di Picco Astòre a fronteggiar con due corna il gran cavo di Villascura. Lassù nella loro cintura di abissi ondulano supini al cielo i pineti e i faggeti di Vena, macchiati di smeraldo chiaro dove il prato li rompe e dilaga, picchiettati di rosso e di bianco dove stormi di casucce si annidano. Chi li contempla dall'alto dell'alato Picco Astòre o delle grandi montagne nubifere di Val di Ròvese e di Val Pòsina, non legge il loro minuto poema squisito.
Ma il viandante vagabondo per sinuosi lor grembi si domanda se ivi non siansi amate un momento, sull'aurora del mondo, meste Intelligenze delle montagne e gaie Intelligenze dell'aria; se la terra obbediente ai loro mobili sensi non siansi composta e ricomposta intorno ad esse in talami oscuri, in scene di riso, di alti pensieri e di scherzi, che poi fermate al repentino sparir degli amanti abbian serbato per sempre l'ultima forma. Ogni cosa vi ha l'impronta di un sentimento.

Piero lascia Vena per l'aggravarsi della malattia della moglie, il panorama scorre veloce. Il paesaggio variamente declinato, depositario di tanti segreti, spinge Piero a un esame di coscienza al ritmo della brenna e suscita presentimenti e aspettative tristi.

Giù giù nelle tenebre, al trotto di una brenna, sopra un biroccino sconquassato, accanto a un compagno muto, spariscono in alto per sempre i boschi, i pascoli con i sentieri, le macchie e le fontane che tanto sanno, sparisce Picco Astòre; giù, giù sotto le stelle pure, per una costa ignuda, per nere strette di capanne; sparisce in alto, per sempre, la casa dove dorme Jeanne, inconsapevole; giù, giù al trotto stanco della brenna, per un fitto di faggi addormentati, per avanguardie di radi abeti veglianti, per orli di baratri; giù giù con l'orrore di aver cupidamente pensato al tradimento, giù, giù, dal vento freddo delle alture nell'aria sempre più afosa, con la visione di tutta la triste sua vita.


Leila

E' l'ultimo romanzo di Fogazzaro, ambientato a Velo d'Astico. Il protagonista maschile, Massimo (richiama la figura dell'amico discepolo Tommaso Gallarati Scotti) ha caratteri di incoerenza e inquietudine, mentre Leila (l'amica Agnese Blanck) esprime, nonostante la giovane età, punte di orgoglio e sensualità repressa.
Leila, oltre che orgogliosa, è anche coraggiosa, intraprendente e duplice: assume parvenze di Sfinge impenetrabile e di dolce creatura indifesa, ma alla fine sarà l'unica delle protagoniste dei romanzi fogazzariani a simboleggiare, come futura sposa, l'ideale cattolico di famiglia.

Fogazzaro non manca mai di coinvolgere il lettore in un percorso, benché segnato dai tormenti, dal dolore e dal sacrificio, che tende sempre a un destino ascensionale, verso un Bene superiore: dal silenzioso sacrificio di Elena, alla missione di Daniele e Piero, fino all'annunciato matrimonio di Leila come continuità della vita.

In Leila, quando Massimo arriva a Velo d'Astico in treno da Milano, le montagne gli donano un grande senso di ristoro:

Il sopracciglio, appena curvo, del Toràro tagliava lo sfondo aperto fra i due grandi profili neri della Priaforà e del Caviògio, discendenti con maestà l'uno incontro all'altro, simili a manti di giganteschi sovrani. Era una scena di pace pensosa, rispondente alla sete dell'anima sua.

La roccia aumenta in Massimo lo stato di ebbrezza per amore:

Leila si era improvvisamente seduta al piano, aveva suonato Schumann. Ferma nel cuore un'acuta dolcezza, egli aveva seguito la deliziosa musica guardando in alto una piccola obliqua punta di dolomia perduta nei vapori azzurrini del cielo, un aereo profilo di sogno. E adesso cercava rievocare quel momento inenarrabile, richiamare i tocchi delicati del capriccio musicale dolcissimo, la visione della punta di dolomia perduta nel vaporoso sereno, una punta di passione, lanciata su, fuori del mondo, cinta di abissi e di cielo.

La voce del ruscello alla Montanina (la villa di Fogazzaro a Velo d'Astico) attira Leila, in un momento di follia notturna, la giovane donna si immerge in acqua come per purificarsi dei pensieri su Massimo.

Leila prese a sinistra di certo sentiero uscente dal viale a un folto di acacie dove corre il rivoletto che poi salta e suona. Lo trovò, si fermò tra le acacie, sul margine del rivoletto che udiva senza vederlo. All'invito della voce blanda cominciò, come per istinto, a spogliarsi. Accortasi di quel che faceva, sostò. Saggiò l'acqua colla mano.
Era fredda. Meglio, le farebbe bene, così fredda.
E continuò a spogliarsi, senza nemmanco vedere dove posasse le sue robe.
Pose il piede nella corrente, rabbrividì.
Vi pose anche l'altro piede e, stretta il cuore dal gelo, chiusi gli occhi, semiaperte le labbra, calò piano piano, con piccoli gemiti, si adagiò, si distese.
L'acqua le corse via intorno alla persona, tutta carezze gelide, le fluì tutta piccole voci soavi intorno al collo e sul petto ansante. Le si faceva meno e meno gelida.
Altre voci soavi sussurrarono per l'aria.
Leila aperse gli occhi, si drizzò a sedere stupefatta.
Vide se stessa bianca, vide un chiaror diffuso su l'acqua tremula, i margini, le sue vesti, nella selva che moveva le vette argentee, mormorando, al vento.
Era un misterioso destarsi delle cose nel cuore della notte. Dalle acacie piovevano fiori sul ruscello.
La fanciulla si compresse il petto colle braccia incrociate, gemendo di uno spasimo dolce che le gonfiò il petto di lagrime.
Lagrime e lagrime le caddero silenziose nell'acqua tremula, lagrime ardenti dell'anima rapita nel divino incanto. Risalì sul margine del ruscello, si vestì alla meglio e, battendole a furia il cuore, discese in fuga la via col senso di un naufrago che si salva.

Gli alberi suggeritori tirannici ma poi consolatori delicati per l'inquieta Leila:

Leila uscì in giardino per la veranda aperta, si sforzò di pensare alla fuga di don Aurelio. Ma gli stessi alberi presso i quali passava, gli abeti davanti alla scuderia, le betulle presso il cancello parevano dirle col loro rigido silenzio: 'Non è questo che ti sta a cuore, è un'altra cosa che noi sappiamo e non diciamo'. Ella affrettò il passo per liberarsi dalla ossessione della loro chiaroveggenza. Giunta fra i grandi castagni, sull'erta, dovette rallentarlo. E allora i grandi castagni bonari, dalle pietose braccia sparse, le mormorarono: 'Povera, tu dicevi no all'amore di Massimo quando gli altri dicevano sì. Adesso che il signor Marcello dice no anch'egli, povera, non sai più dirlo tu, non ne hai più la forza, vorresti dire sì e nessuno te lo domanderà più mai, povera povera povera'.

Poi è il momento del vento: Leila, accompagnata dal vento, nervosa ed emozionata, legge la lettera scritta da Massimo a donna Fedele e si scopre citata con appassionante coinvolgimento dal giovane.

Lasciata la strada, Leila si arrampicò a sinistra fra i rododendri fioriti. Seduta lassù, sola figura viva nel gran deserto ventoso, andò strappando fiori, se ne raccolse un piccolo fascio in grembo, vi tenne su a lungo le mani immobili, gli occhi, il pensiero. Poi, fredda quanto potè, cavò la lettera, si fece forza per non correrla in cerca del proprio nome, lesse dal principio, lentamente.
Una nube le oscurò la vista, ella si sentì come una festuca in un gran vento.
Rilesse le parole appassionate di Massimo, più e più volte, le baciò e le ribaciò. Finalmente si ripose la lettera in seno, col respiro profondo di chi riposa sulla meta dopo un disperato sforzo dei muscoli. La gioia le si dilatò dalla vita del cuore alla vita dei sensi. Godette il vento freddo che le batteva in viso, godette la scena selvaggia e grande delle montagne di faccia, dalle fronti ardenti nel sol cadente. Godette l'ondulare dei rododendri presso a lei.

Infine è il momento dei fiori; i petali e i profumi dei fiori del giardino della Montanina hanno per Leila parole tenere, avvolgenti:

Leila si era empita la camera, per la notte, di rose, di fiori di madreselva e di acacia. Era una sua mania. Si faceva portare in camera quanti fiori poteva, prediligendo gli odori più acuti. Quella sera ne aveva un mare. Infisse più fasci di acacie fra la spalliera del letto e la parete, un fascio di rose fra la parete e la immagine sacra. La sua delizia, stando a letto, era di sentirsi cadere sui capelli, sul viso, petali di fiori. Spense la luce, si coricò sul fianco ascoltando le fragranze come parole mute, carezzevoli, di vite amorose.

Quarta tappa Velo d'Astico - Tonezza del Cimone (Km 21)

Descrizione del percorso

Dalla ex Stazione di Velo d'Astico (ora Ristorante Gran Passo) proseguire lungo la ex ferrovia fino alla ex stazione di Arsiero. Oltrepassata questa, salire su una piccola rampa sulla destra e invertire a U proseguendo per Via Stazione (la stradina calca il perimetro del Villino delle Rose passando davanti al cancello della villa); la stradina bianca e sassosa prosegue dunque in discesa. All'incrocio con la provinciale (all'altezza del supermercato DiPiù) scendere ancora a destra per la stradina asfaltata con senso unico contrario al senso di marcia. All'incrocio con la comunale passare il ponte sul Posina con a sinistra la sede di Siderforgerossi; alla rotatoria della pizzeria prendere a sinistra per Via Europa fino al Vecchio Ponte Schiri; attraversare la provinciale sulle strisce pedonali prendendo a sinistra (seguendo la segnaletica) le vie dell'Astico passando in una strettoia fra alcune case; subito dopo si trova la ex cava Schiro sulla destra, percorrere la stradina purtroppo in gran parte asfaltata fino a Ponte Pria e lasciare il ponte sulla sinistra; seguire quindi la stradina sulla destra transitando per le vecchie Torri Medievali fino alla passerella di Barcarola, attraversare l'Astico e la provinciale, quindi prendere la vecchia strada per Tonezza (24 tornanti per poco più di 6km). Prendere poi la provinciale in salita e dopo 300mt (poco prima del cartello con la scritta "Tonezza") e imboccare il sentiero a sinistra; seguire lo stesso fino a passare contrà Suggi lasciandola a destra, per poi uscire nuovamente sulla provinciale; seguendola a sinistra si giunge al tornante: lasciare dunque la provinciale e seguire la strada in direzione Contrà Pierini. Giunti alla casa rosa salire per il viottolino, tenere la destra fino a Contrà Campana passando per il ristorante "Il Cacciatore". Al successivo ristorante "Il Ciclamino " girare a sinistra ed entrare di nuovo tra due strade; su una stradina stretta all'uscita girare a destra in direzione Villanova lasciando a destra l'agriturismo "Il Canto del Gallo". Dopo 200 mt si entra su un sentiero a destra seguendo la segnaletica; sempre su sentiero si giunge al "Villino dei Faggi".

 

Scheda del percorso

Partenza
Velo D'Astico ex stazione ferrovia (ristorante Gran Passo)
Park
Ampio parcheggio vicino al ristorante lungo la ferrovia
Autostrade
Uscita Piovene-Chiuppano direzione Trento km 9
Strade
SP350 da Thiene a Piovene girare a sx per Velo D'Astico, dal centro paese gira a dx in discesa, a 1 km trovi la ex stazione
SP350 Valdastico da Trento: passato Arsiero dopo 1 km in discesa al bivio gira a destra su strada comunale; alla rotatoria dritti e al primo bivio gira a destra; dopo 700mt in salita trovi l'ex stazione
Quando
Tutto l'anno. Da prestare attenzione negli attraversamenti stradali e nei brevi tratti di affiancamento. Da valutare in inverno in caso di neve soprattutto la parte finale
Difficoltà altimetrica
Facile, in falsopiano la prima parte fino a Barcarola con una salita all'altezza delle vecchie Torri Medioevali
Impegnativa la salita da Barcarola a Tonezza: 700mt di dislivello soprattutto nella parte finale
Fondo
Strada bianca ex ferrovia Velo-Piovene e tratto lungo l'Astico
sentiero lungo l'Astico e parte finale Tonezza
Asfalto salita dei 24 tornanti vecchia strada per Tonezza e Campana centro Tonezza
Tempi di percorrenza
  • a 4 km/h 4h 45'
  • a 6 km/h 3h 20'
  • a 8 km/h 2h 25'
  • a 18 km/h 1h 10' in bici
Attraversamenti stradali
  • Attraversamento SP350 Arsiero sotto il Villino delle Rose Attenzione molto trafficato
  • Attraversamento SP350 Barcarola dopo la passerella sull'Astico. Attenzione molto trafficata
  • Percorrenza strada vecchia di Tonezza chiusa al traffico veicolare eccetto che per i frontisti. Attenzione alle bici che scendono
  • Percorrenza SP di Tonezza 400mt da uscita tornante 24 a sentiero per contrà Suggi. Aperta al traffico senza segnalazione di ciclopedonale
  • Percorrenza SP di Tonezza 200mt da uscita sentiero Suggi a bivio Pierini. Aperta al traffico senza segnalazione di ciclopedonale
  • Attraversamento Contrà Campana a Tonezza da uscita sentiero Pierini ad inizio sentiero Fogazzaro
  • Percorrenza centro Tonezza da Villino dei Faggi alla piazza

Mappa del percorso

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Altimetria del percorso

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Terza tappa Marano - Velo d'Astico (Km 21)

Descrizione del percorso

Partenza da Marano. Al bivio di Via Braglio, andare a sinistra e sopra il cavalcavia girare a destra per l’argine del Timonchio. Al bivio con Via Pasubio (carrabile a doppio senso) girare a sinistra passando il ponte e subito a destra nuovamente sull’argine, al bivio con la provinciale 122. Riprendere l’argine dalla stessa parte per 300 mt e al bivio con la comunale di Via Prole girare a destra; poi sempre dritti fino al bivio con Via Venezia: qui girare a sinistra, percorrere 200 mt e girare a destra per Via Milano, poi altri 200 mt e girare a sinistra e dopo poco a destra su strada sterrata, per un km ca. da percorrere dritto fino all’incrocio con la comunale asfaltata Via Nazario Sauro. Seguirla fino all’incrocio con Via Stazione, attraversare il passaggio a livello girando a sinistra e dopo 50 mt entrare a destra per Via Molette; dopo 400 mt girare a sinistra con angolo stretto su una stradina fino al bivio della trafficatissima Via Capitello; attraversare dritto, quindi seguire la  stradina con fondo in terra. Appena lasciata una fattoria a destra, girare a sinistra e dopo 50 mt immettersi con curva stretta a destra. Da prestare attenzione quando ci si trova sulla ciclopedonale nuova che attraversa con un cavalcavia la strada nuova sottostante; si entra in Contrà Vanzi, dopo un po’ ci si trova all'incrocio con Via Macchiavella. Girare a sinistra davanti ad una vecchia casa rurale, dopo 100mt fare molta attenzione: l’entrata è seminascosta. Girare a destra per prendere la ciclopedonale della zona industriale di Schio, 4 attraversamenti da fare dritti sulle vie che attraversano la Z.I. a Campo Romano. Attraversare Via dell’Industria poco prima del semaforo, molto trafficata e priva di segnaletica orizzontale: da prestare quindi la massima attenzione per la pericolosità. Si entra dritti sulla stradina e dopo 30 mt.  girare a destra per Via Campo Romano, percorrerla dritta fino all’altezza dell’Ospedale nuovo e qui girare a sx per Via Campagna che all’inizio è parallela alla ciclabile che porta all’ospedale. Seguire la via dritta fra i campi (il fondo è tutto sterrato) fino alla fattoria Chiappin; qui girare a sinistra per Via dei Prati, all’inizio bianca e poi asfaltata; sempre dritti  per un km abbondante. Appena lasciato il cimitero nuovo sulla destra, all’incrocio girare a destra per Via Prasamarin. Dopo 400 mt lasciare la principale per girare a destra all’altezza di un ponticello in legno, fare il sottopasso della provinciale: ci si trova nella zona delle scuole. Passare davanti alle stesse e tenere la destra procedendo in salita per la ciclabile che porta verso il Campo Sportivo. Proseguire seguendo la stretta ciclabile fino ad una rotatoria pedonale: qui guardando a sinistra si vede un’entrata fra il muro di cinta di Villa Rossi. Immettersi nella stradina (bianca a gradini molto lunghi) che sfocia in salita su Via Alessandro Rossi. Proseguire quindi a destra passando davanti a Villa Rossi; sempre dritti dopo la discesa di Via Lesina, tagliare l’incrocio dritti per Via San Carlo passando per l’omonima piccola Chiesetta. Dopo una breve salita si va in discesa; prestare attenzione perché dopo 500 mt vi è una deviazione in discesa. Dalla principale prendere a sinistra per Via S. Vito, seguire quindi sempre in discesa e passare dritti tutti gli incroci della zona Grumello di Piovene Rocchette. Terminata la via si sfocia su una grande rotatoria; rimanere sempre a sinistra sul marciapiede proseguendo dritto; dopo 300mt girare a sinistra all’altezza del centro Expert che si trova a destra sul lato opposto della strada. Fare 100 mt e girare a destra su Via del Monte per ritrovarsi in Via Libertà. Seguire dritto sul  senso unico contromano in salita; giunti alla piazzetta girare a sinistra in salita per Via delle Fonti. Finita la breve via si trova il parcheggio della Birreria Vecchia. Lasciare questo a sinistra e proseguire dritti per la scalinata in selciato fra la vecchie case ristrutturate fino alla fontana grande; qui attraversare Via dell’Angelo ed entrare subito in Via Castel Manduca. Seguire in discesa, appena sottopassato un portico ci si trova in uno spazio largo: prendere a sinistra per Via Preare, la prima parte e' in salita mentre la seconda e' in discesa su strada bianca. All’incrocio con la provinciale seguire il marciapiede sulla sinistra, dopo poco attraversare e seguire il tracciato della ciclopedonale attraversando nuovamente. Intraprendere il tracciato della ex ferrovia segnalato da una bacheca entrando subito in un tunnel con l’imbocco in discesa; non lasciare mai la via principale per 5 km ca. fino alla ex stazione di Velo d’Astico (ora ristorante Gran Passo).

 

Scheda del percorso

Partenza
Marano Vicentino dal ponte di via Braglio
Park
Piccolo parcheggio prima dell'argine, valutare se parcheggiare in centro 1km circa
Autostrade
Uscita Thiene in direzione Marano km 2.5
Strade
SP1 da Thiene
SP46 da Schio-Malo
Portarsi in centro paese e raggiungere via Braglio direzione Sud
Quando
Tutto l'anno. Da prestare attenzione negli attraversamenti stradali e nei brevi tratti di affiancamento
Difficoltà altimetrica
Facile. Leggera salita fino a Piovene Rocchette dalla periferia inizia la salita più impegnativa: Via Dell'Ospizio (se percorsa in bici obbligatorio scendere), leggera discesa fino al patronato di nuovo salita fino all'ex calcificio restante ex ferrovia con modiche pendenze
Fondo
Terra-erba lungo l'argine Marano-Fattoria Timonchio
Asfalto da Timonchio a Garziere e attraversamento Piovene
Selciato battuto Via Ospizio Piovene
Strada bianca Garziere Piovene ed ex ferrovia Piovene-Velo
Tempi di percorrenza
  • a 4 km/h 4h 45'
  • a 6 km/h 3h 20'
  • a 8 km/h 2h 25'
  • a 18 km/h 1h 10' in bici
Attraversamenti stradali
  • Attraversamento Viale Europa Marano
  • Attraversamento passaggio a livello Marano
  • Attraversamento Via Capitello di Sopra Marano-Schio
  • Attraversamenti di strade comunali sulla ciclo pedonale in zona industriale Schio
  • Attraversamento Via dell'Industria attenzione molto trafficata (Campo Romano)
  • Attraversamento Via Garziere sotto l'ospedale nuovo attenzione molto trafficata
  • Percorrenza breve tratto (80 mt) contromano Via Garziere
  • Attraversamento strada comunale delle Garziere (dopo la villa)
  • Attraversamento SP349 Piovene zona Pilastri (vicino cavalcavia autostrada)
  • Riattraversamento SP349 periferia Piovene
  • Percorrenza Via Libertà: percorso segnato con striscia gialla (traffico contromano)
  • Doppio attraversamento Via Rossi Piovene, inizio ciclopedonale
  • Attraversamento di tre strade comunali minori lungo la ciclopedonale
  • Altri attraversamenti su tutto il tratto per intersezioni di strade comunali segnalate ma che richiedono attenzione. Rispettare il codice e soprattutto il buonsenso.

Mappa del percorso

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Altimetria del percorso

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Galleria immagini

  • il sopracciglio, appena curvo, del Toràro tagliava lo sfondo aperto fra i due grandi profili neri della Priaforà e del Caviògio, discendenti con maestà l'uno incontro all'altro, simili a manti di giganteschi sovrani. Era una scena di pace pensosa, rispondente alla sete dell'anima sua.

    Antonio Fogazzaro
    dal romanzo Leila
  • Lo sperone che porta Vena di Fonte Alta si protende dalle radici di Picco Astòre a fronteggiar con due corna il gran cavo di Villascura. Lassù nella loro cintura di abissi ondulano supini al cielo i pineti e i faggeti di Vena, macchiati di smeraldo chiaro dove il prato li rompe e dilaga, picchiettati di rosso e di bianco dove stormi di casucce si annidano.

    Antonio Fogazzaro
    dal romanzo Piccolo mondo moderno
  • Appena un sottile orlo di argento del rossastro globo lunare brillava ancora quando i due risalirono sulla terrazza oscura. Si sentivano sì e no nell'aria inquieta e buia gli aliti delle rose come voci di desiderio e di pena. Si vedevan sì e no le frondi porgersi in qua e in là come braccia di ciechi brancolanti.

    Antonio Fogazzaro
    dal romanzo Piccolo mondo moderno
  • Io traggo il mio libro, parte da altri libri, parte dal vero delle cose, parte dall'anima mia profonda; perché essa pure è un cielo pieno d'ombre e di astri che sorgono, tramontano e risorgono ancora senza posa e v'hanno abissi in fondo a lei che l'occhio interno non penetra.

    Antonio Fogazzaro
  • dai fianchi giganteschi delle nostre montagne ai lidi poetici dei nostri mari, quante scene incomparabili non ci profuse la natura da collocarvi ogni sorta di fantasie dalle più austere, alle più ridenti! […] ben pochi guardano la nostra natura

    Antonio Fogazzaro
  • Giunsero in silenzio all'aperto dove una stradicciola corre a destra le praterie verso Villascura e casa Cortis, un'altra scende a sinistra nel fragore del Ròvese, in faccia alle nude scogliere imminenti del monte Barco, una terza va diritta a tre grandi abeti che dal ciglio d'un pendio fronteggiano la vallata. Egli tirò avanti diritto, verso gli abeti.

    Antonio Fogazzaro
    dal romanzo Daniele Cortis

Il percorso del CFR

Mappa completa CFRLa mappa completa del Cammino Fogazzaro-Roi: oltre 80 km di percorso da Montegalda a Tonezza del Cimone, passando per la città di Vicenza.

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confronto-tappeLe 4 tappe a confronto, per conoscere tutte le caratteristiche del percorso che attraversa 16 comuni della provincia di Vicenza.

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